Uomini di Dio

Uomini di Dio 8_uomini_di_dio
Film in programmazione il 25 - 26 - 27 gennaio
Orari: Clicca qui per conoscere gli orari
martedì 25 e mercoledì 26 anche h. 17.00
Genere: DRAMMATICO
Regia: Xavier  Beauvois
Cast: Jean-Marie FRIN, Jacques Herlin, Philippe Laudenbach, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Roschdy Zem, Sabrina Ouazani, Goran Kostic, Lambert Wilson, Xavier Maly, Loïc Pichon
Nazione: Francia
Anno: 2010
Durata: 120'
Specifiche tecniche: (1:2.35)
Produzione:

WHY NOT PRODUCTIONS,ARMADA FILMS, FRANCE 3 CINÉMA

Distribuzione: LUCKY RED
Data uscita: 22-10-2010
Soggetto: nd
Sceneggiatura: Etienne  Comar, Xavier  Beauvois
Fotografia: Caroline  Champetier
Montaggio: Marie-Julie  Maille
Scenografia: Michel  Barthélémy
Costumi: Marielle  Robaut
Trama:

Un monastero in mezzo ai monti del Maghreb, anni '90. Otto monaci cistercensi francesi vivono serenamente in mezzo alla popolazione musulmana di un vicino villaggio, aiutando le persone con la medicina e dando loro ciò che manca e di cui hanno bisogno. Tuttavia, il massacro di un gruppo di operai stranieri porta scompiglio e panico tra gli abitanti del villaggio. Le autorità locali cercano di dare ai monaci una protezione, ma costoro rifiutano la proposta e poco tempo dopo ricevono la visita di un gruppo integralista, capeggiato da Ali Fayattia, che rivendica di essere l'autore del massacro. Da quel momento la vita dei monaci non sarà più la stessa e il frate priore del convento, padre Christian, ben presto sarà costretto a riunire i suoi confratelli per prendere una determinata presa di posizione...

Critica:

"Monaci francesi nel Maghreb contro integralisti algerini. Siamo negli anni Novanta, solo un pazzo potrebbe sperare in un lieto fine. La routine di studio, preghiera, legna da spaccare, bambini poveri da curare viene interrotta da un ceffo armato e inturbantato che vuole medicine. Operai croati vengono sgozzati al cantiere. Il dramma ci sarebbe, il regista perde tempo in conversazioni multiculturali e inni al Signore." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 19 maggio 2010)

"Applausi sì, ma di circostanza, per l'altra pellicola di giornata 'Degli dei e degli uomini' di Xavier Beauvois. Il consenso che il pubblico di Cannes in genere elargisce ai compitini ben fatti. (...) Il film dura due ore. Ma potrebbe chiudere in trenta minuti. Non c'è un personaggio o una frase che ti arrivi addosso in attesa. Compresa la sottile distinzione fra musulmani buoni e cattivi. Perché cattivi? Pare perché non leggono il Corano." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 maggio 2010)

"Beauvois si sposta dalla sua Francia, ma per raccontare la storia vera di una comunità di monaci trappisti, installati da decenni nei monti dell'Atlante algerino, dove vivono in perfetta armonia con la comunità araba che abita nelle vicinanze. Un'esperienza finita tragicamente nel 1996, per un'azione degli estremisti della Cia. Ma anche se le responsabilità di quel massacro non sono mai state chiarite, Beauvois non usa il cinema per ricostruire o denunciare. Piuttosto sceglie di restituire il messaggio di pace e di convivenza che quei monaci avevano messo in atto nella realtà e tocca i momenti più convincenti non nei discorsi un po' troppo programmatici tra cristiani e mussulmani, ma nelle scene di vita quotidiana, nel senso di amore per la natura che i trappisti coltivano, nel rispetto tra uomini e cose che si legge nei gesti di tutti i giorni." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2010)

"Vivere senza Hollywood? Si può. L'ovazione che ha accolto il film 'Des hommes et des dieux' diretto dal regista francese Xavier Beauvois, conferma la vitalità di un altro cinema, poco importa se proveniente dalla vecchia Europa, dal Messico o dall'Estremo Oriente: è il cinema indipendente fatto di idee originali, emozioni forti, attori così credibili e intensi da far scoppiare in singhiozzi anche gli spettatori più smaliziati, che qui al Festival sono presenti in abbondanza. (...) Mentre fuori, sulla Croisette, gli studios segnalano la propria presenza attraverso i cartelloni pubblicitari che decantano le prossime meraviglie in 3D (non scampa nemmeno Gulliver) o gli ennesimi sequel. Niente di nuovo, sotto il sole del cinema." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 19 maggio 2010)

"C'è un paragone che incombe su 'Uomini di Dio', ed è quello con il celebre documentario 'Il grande silenzio' di Philip Groning. Un paragone letale al box-office, perché non sono poi molti gli spettatori disposti ad entrare metaforicamente in convento per tutta la durata di un film. Ebbene, 'Uomini di Dio' non è un documentario, e non è un film punitivo. E' un apologo civile e religioso in forma di film, girato con un pudore degno di Robert Bresson, ma anche con una tensione emotiva e narrativa degna, qua e là, di un thriller. Se un titolo classico torna alla memoria, è 'Missione in Manciuria', opera ultima e altissima di John Ford. (...) Beauvois ci porta dentro il monastero e ci fa condividere la quotidianità dei monaci. Che è fatta di preghiere e di canti (musiche stupende), ma anche di colazioni mattutine e di pranzi molto parchi, di piccole ripicche e di innocenti gelosie. (...) 'Uomini di Dio' è una toccante riflessione su come la religione possa, da fonte d'amore, trasformarsi in odio. Il titolo italiano è paradossalmente illuminante: sono uomini di Dio i monaci, ma si credono uomini di Dio anche i terroristi che li uccidono. Sono sempre gli uomini a far parlare gli dei in base ai loro desideri, alla loro bontà o alla loro crudeltà. No gli uomini a decidere, a fare la storia. Gli dei hanno altro a cui pensare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 ottobre 2010)

Note: - CONSULENTE RELIGIOSO: HENRY QUINSON.
- GRAND PRIX E PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA AL 63. FESTIVAL DI CANNES (2010).

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