Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno

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Film in programmazione: sabato 18 febbraio
Orari: 15.00
Genere: Animazione
Regia: Steven  Spielberg                                                     
Durata: 107'
Nazione: USA, NUOVA ZELANDA, BELGIO
Anno: 2011
Produzione: STEVEN SPIELBERG, PETER JACKSON, KATHLEEN KENNEDY, CAROLYNNE CUNNINGHAM, JASON D. MCGATLIN PER AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, HERGE STUDIOS, THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, WINGNUT FILMS
Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
Data uscita: 28-10-2011
Sito ufficiale:  
Trama:

Il giovane e intrepido reporter Tintin è alle prese con un enigma vecchio di secoli che ha attirato l'interesse di Ivan Ivanovitch Sakharine, un diabolico cattivo convinto di poter mettere le mani su un tesoro inestimabile, appartenuto a Sir Francis Haddock, antenato di Capitano Haddock. Tintin, con l'aiuto dell'inseparabile cagnolino Milù, dello stesso Capitano Haddock e dei due Detective pasticcioni Dupont & Dupont, vivrà mirabolanti avventure per risolvere il mistero dell'Unicorno, una nave da tempo scomparsa che nasconde il tesoro segreto ed è la chiave di un'antica maledizione...

Critica:

"'Le avventure di Tintin - II segreto dell'Unicorno', presentato ieri in anteprima nella sezione Alice (e nei cinema da oggi), hanno entusiasmato la sala con un puro Spielberg in 3D. All'insegna della nostalgia, però, visto che il film animato è tratto dal fumetto belga di Hergé. Notevoli le morbidezze grafiche del giovane Tintin e del suo fedele cagnolino Milù, che viaggiano per il mondo, cercando di superare in astuzia i nemici." ('Il Giornale', 28 ottobre 2011)

"'Le avventure di Tintin' firmate dal premio Oscar Steven Spielberg non hanno sbancato i botteghini italiani. Nonostante il battage pubblicitario, la vetrina al Festival internazionale del film di Roma e, soprattutto, la fama del regista, le avventure del giovane reporter nato dalla matita del belga Hergé non hanno fatto colpo sugli spettatori. Peccato, ma c'era da aspettarselo e Spielberg era consapevole della sfida. Tintin non è un personaggio noto al pubblico di oggi, e non solo in Italia. E anche tra gli adulti, i ragazzi di qualche decennio fa, non era tra i più in voga. Tuttavia aveva un seguito di appassionati. E sono loro, crediamo, quello zoccolo duro - grazie anche figli al seguito, perplessi all'inizio - che ha comunque garantito un onorevole piazzamento al cinebox, sia pure con notevole istacco dalle insignificanti moderne commediole all'italiana che tanto vanno di moda. Se parliamo degli appassionati, che questo Tintin piaccia o meno è  uestione di gusti. E non ci riferiamo solo al tocco tutto particolare dato al personaggio dalla computer grafica e dal 3D, peraltro ai vertici quanto a esperienza visiva. Il dibattito verte semmai sulla fedeltà al tratto stilistico di Hergé, con la sua elegante essenzialità, perché è qui che si gioca la partita con i puristi: la sofisticata resa delle più moderne tecnologie rende giustizia della genialità del disegnatore belga? Solo in parte. Perché, pur nel loro massimo splendore, gli ultimi ritrovati non riescono a restituire pienamente l'emozione di quel disegno lineare, pulito, senza fronzoli. Che tuttavia si ritrova nella raffinatissima animazione che accompagna i titoli di testa: un vero gioiello. La differenza sta quindi tutta in quei 140 milioni di dollari - tanto è costato il film di Spielberg, coprodotto da Peter Jackson, quello de 'Il signore degli anelli' - che sono il segno concreto del mutare dei tempi. E dei gusti, che si sono molto evoluti e pretendono una certa dose di tecnologia soprattutto quando si tratta di avventura. E ciò spiega anche l'altro punto «critico», ovvero la resa stessa del carattere del giovane protagonista. Per chi ha amato le storie a fumetti, nonché la loro più fedele trasposizione nei più classici cartoni animati, non può non apparire fin troppo evidente l'intento del regista di avvicinarlo - in particolare in una scena fatta di vorticosi inseguimenti -al suo fortunato Indiana Jones, archeologo non solo cervello, ma anche muscoli e  adrenalina. Operazione ritenuta necessaria per rendere Tintin, decisamente buffo con i pantaloni alla zuava e il ciuffo all'insù, più moderno e appetibile per un pubblico di neofiti, soprattutto americani; giovani, ma non solo, assetati di azione e di eroi sempre pronti a menar le mani e a rischiare l'incolumità pur di portare a termine la missione. Ci sarebbe poi da osservare che alla fin fine il vero protagonista del film, se non altro per carisma, sembra essere il burbero e quasi sempre ubriaco capitan Haddock, vecchio lupo di mare, che con la sua esuberanza più di una volta sottrae la scena al giovane reporter immaginato da Hergé sì temerario, ma molto meno spericolato rispetto ai canoni attuali. Anche questo si spiega con la necessità di rendere il tutto più vicino ai gusti odierni. In ogni caso, puristi o meno, non si può non rimanere colpiti dalla resa complessiva della storia. Spielberg è un maestro di cinema e siamo di fronte a un film vero - del resto dietro i pupazzi si celano attori reali - che, crediamo, non sarebbe dispiaciuto a Hergé. Ma il merito maggiore del regista è il coraggio mostrato nell'aver osato riproporre un personaggio che sa di antico e in parte dimenticato, le cui storie hanno però l'inconfondibile sapore delle avventure senza tempo. E per questo sempre affascinanti, avvincenti e attuali. Di sicuro lo hanno apprezzato, almeno così è parso, i ragazzini in sala, subito catturati da questo sconosciuto eroe dalla faccia pulita, lo sguardo limpido e l'animo nobile venuto dal passato. Che già attendono, magari con un pizzico d'impazienza, gli annunciati prossimi due episodi. E che cominciano ad appassionarsi alle sue storie, tornate a far capolino nelle vetrine delle librerie." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 7/8 novembre 2011)

Note:

 - PRIMO EPISODIO DELLA TRILOGIA PRODOTTA DA STEVEN SPIELBERG E PETER JACKSON.
- FUORI CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTÀ'.
- GOLDEN GLOBE 2012 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.

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